Regni e imperi del Vicino Oriente
L’Egitto e la cultura del Nilo

L’Egitto e la cultura del Nilo

L’Egitto, dono del Nilo

La civiltà egizia, proprio come quella mesopotamica, era una civiltà urbana sviluppatasi attorno ad un fiume, ovvero il Nilo. L’agricoltura costituiva la base dell’economia ed era favorita dalle acque del fiume, le cui periodiche esondazioni rendevano fertili le terre grazie al limo (un sedimento fangoso) da esso rilasciato. Questo processo di sfruttamento delle risorse naturali richiedeva, per essere portato correttamente a termine, la presenza di un’autorità centrale in grado di coordinare e dirigere i lavori. Proprio da questo fattore si sviluppa la società dell’antico Egitto per come la conosciamo oggi.

Le fasi della storia egizia

È possibile suddividere la storia egizia in tre fasi principali, le quali corrispondono a periodi caratterizzati da un forte potere centrale alternate a periodi di crisi e di frammentazione politica. Dopo l’unificazione di Alto e Basso Egitto, avvenuta nel 3100 a.C., si distinguono:

  • Il Regno Antico (fino al 2200 a.C.)
  • Il Regno Medio (fino al 1550 a.C.)
  • Il Regno Nuovo (fino al 1200 a.C.)

L’ultimo millennio viene denominato Epoca Tarda.

Il Regno Antico, con capitale a Menfi, fu caratterizzato dall’elaborazione di quella cultura che divenne un costante punto di riferimento e un modello esemplare per le generazioni successive. Risalgono infatti a questo periodo la costruzione delle piramidi dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino presso Giza. Durante questo periodo furono anche condotte delle campagne militari in Libira, nel Sinai e in Nubia, permettendo così agli Egizi di importare sia preziosi materiali, sia schiavi. Col passare del tempo, i governatori locali ottennero sempre più potere sottraendolo al governo centrale, tanto da far entrare in crisi il regno stesso, sia dal punto di vista politico che da quello economico. Vi fu una crisi dell’agricoltura, che portò a un aumento della criminalità tra gli strati più bassi della società.
Solo nel momento in cui il potere dei singoli governatori venne drasticamente ridotto fu possibile una rinascita politica ed economica, coincidente con il Regno Medio.
Esso ebbe capitale Tebe (l’attuale Luxur) e potè finalmente riprendere una politica espansionistica, questa volta verso la Palestina. La prosperità del Regno Medio, venne tuttavia interrotta a causa dell’invasione da parte degli Hyksos, letteralmente i capi di paesi stranieri: lo Stato entrò nuovamente in crisi.
Tuttavia, il popolo Egizio riuscì a superare anche questo momento di difficoltà, grazie alla riconquista dei territori persi portata avanti dai faraoni guerrieri, che condussero in prima persona la campagna militare. Questa riappropriazione partì da Tebe, la quale si mantenne come capitale anche durante il Regno Nuovo, e si prolungò fino a far raggiungere all’Egitto la sua massima estensione. Durante quest’ultima fase il Mediterraneo orientale, una volta rinsaldati i domini costieri, entrò nell’orbita commerciale egizia, generando di conseguenza un benessere generale, attestabile dalla diffusione di ricchi monumenti funebri, riuniti in quella che verrà definita la Valle dei Re.

Durante il Regno Nuovo si verificò un evento politico-religioso di notevole importanza: il faraone Amenofi IV, meglio noto come Akhenaton (1377-1358 a.C.), cercò infatti di imporre in tutto l’Egitto il culto di un’unica divinità, Aton, dio del disco solare. Il suo scopo era quello di contrastare il sempre più crescente potere del quale disponeva la classe sacerdotale, tuttavia il suo piano fallì a causa dell’incomprensione popolare e della resistenza da parte dei sacerdoti stessi. Tra coloro che regnarono nel periodo del Regno Nuovo, merita di essere citato il celebre Tutankhamon (letteralmente immagine vivente di Amon, protettore del sovrano), noto soprattutto per il mistero che circonda le circostanze della sua morte e il ritrovamento della sua tomba.Il Regno Nuovo entrò in crisi nel momento in cui gli Egizi si ritrovarono a fronteggiare gli Hittiti, i quali volevano espandersi in Siria a danno dello stesso Egitto. Nulla si risolve con la battaglia di Qadesh del 1279 a.C., dove gli Egizi guidati da Ramsete II non ottengono altro che un’infruttuosa serie di perdite, mascherata come una grande vittoria.
Tuttavia entrambi i popoli – sia quello Hittita che quello Egizio – subirono una minaccia ulteriore, che li portò a soccombere: si tratta delle invasioni dei cosiddetti Popoli del mare, genti di origine indoeuropea che si insediarono in tutta l’area del Vicino Oriente. In seguito alla perdita dei possedimenti asiatici, si avviò per gli Egizi un processo di inarrestabile decadenza, a partire dal quale la grandezza dell’Egitto fu costretta a ridimensionarsi notevolmente, dapprima subendo le invasioni dei Persiani, degli Assiri e dei Macedoni nel I millennio a.C., per poi cadere definitivamente sotto il dominio di Roma durante il I secolo a.C. Macedoni. Infine, nel primo secolo a.C..

La società egizia

La società Egizia era fortemente gerarchizzata. Al vertice di un’ideale piramide sociale stava il faraone, nelle cui mani era accentrato tutto il potere: il faraone era concepito infatti come una vera e propria divinità, scesa in terra per governare il popolo eletto con lo scopo di garantire l’ordine e l’equilibrio. Poiché era a capo sia del potere religioso che di quello militare, ciò lo rendeva simultaneamente sacerdote supremo e capo degli eserciti. Sul gradino sociale inferiore stava un efficiente apparato burocratico costituito da funzionari e scribi, i quali che garantivano il funzionamento della macchina statale. Gli scribi in particolare erano dei veri e propri specialisti della scrittura, grandi conoscitori della scrittura pittografica egizia costituita da geroglifici. Sullo stesso livello della scala sociale stavano anche i sacerdoti, depositari non solo del sapere religioso e magico, ma anche di quello tecnico e scientifico, e organizzati a loro volta secondo una precisa gerarchia. Più in basso rispetto alla piramide sociale stavano i soldati, ai quali erano solitamente preferiti mercenari stranieri, mentre alla base della società stavano gli artigiani e i contadini. Esclusi da qualsiasi classificazione c’erano poi gli schiavi, privati di qualsiasi diritto e dignità umana, considerati come degli oggetti che appartenevano al proprio padrone.

La religiosità egizia

La religione Egizia fu frutto della fusione di vari culti locali, caratterizzati sia dallo zoomorfismo (ovvero la raffigurazione della divinità come un animale) che dall’antropomorfismo (la rappresentazione del dio in forma umana). La divinità percepita come più importante era Osiride, dio della vegetazione e governatore del mondo dell’aldilà, il quale era affiancato dalla moglie Iside, generatrice di Horo, re d’Egitto. Altre divinità rilevanti erano Seth, fratello di Osiride, Ra, ovverosia il dio del sole, Aton, il disco solare, e Anub,i il custode dei morti. Allo zoomorfismo si accompagnava poi un vero e proprio culto degli animali come gatti, coccodrilli e falchi, i quali venivano rispettati in vita e imbalsamati dopo la morte, per rispettarne la natura divina.

La religione Egizia si contraddistingueva anche per l’originale modo di concepire il rapporto tra mondo dei vivi e quello dei morti: la morte non era percepita come fine di tutto, bensì era l’introduzione alla vita eterna. Inizialmente ciò era prerogativa del faraone, ma col passare dei secoli si iniziò a credere che anche la gente comunque potesse accedere alla vita eterna. Per questo motivo era particolarmente importante il luogo di sepoltura, riempito di tutti gli oggetti che potevano essere utili al defunto per la vita nell’aldilà, così come il complesso cerimoniale con cui si disponeva il corpo. Fondamentale era la pratica della mummificazione, che permetteva di mantenere il corpo intatto per l’aldilà, così come l’estrazione degli organi più importanti come il cuore e il cervello, i quali venivano conservati nei vasi canopi. Prima di essere ammesso alla vita eterna, il defunto era sottoposto al giudizio del tribunale divino presieduto da Osiride, il quale poneva su una bilancia il cuore estratto dalla persona in questione: se egli in vita era stato buono, il cuore sarebbe risultato leggero e il defunto, ritenuto giusto, avrebbe potuto accedere ai Campi dei Giunchi. In caso contrario, il cuore era lanciato in pasto a un terribile mostro, metà coccodrillo e metà leonessa.

A cura di Fiammetta Gori & Maria Sofia Mazzini

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